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Stampa della Resistenza cattolica

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Il 26 luglio 1943, il giorno successivo alla caduta del regime fascista, Piero Malvestiti pubblicava a Milano una "Lettera agli italiani degni della libertà”; nello stesso giorno Enrico Falk faceva stampare e diffondere un milione di copie dell’opuscolo programmatico della nascente Democrazia cristiana. A Reggio Emilia, ancora in luglio, usciva il primo numero di “Tempo nostro”, fondato da Corrado Corghi e Giuseppe Dossetti. Giorgio La Pira a Firenze pubblicava nell’estate 1943 alcuni numeri del bollettino “San Marco” insistendo sull’«obbligo di una partecipazione generosa alla riedificazione di ciò che è crollato».

All’interno della stampa clandestina, in campo cattolico restano memoria e documentazione di almeno una trentina di testate. Tra esse “Il Ribelle”, “L’Uomo” e “Il Popolo”.
De “Il Ribelle”, animato da un gruppo di giovani cattolici bresciani, uscirono, con una quasi miracolosa regolarità, ventisei numeri, con tirature che superarono le 15mila copie. Aperto alla collaborazione delle altre forze, uno dei suoi principali animatori, Teresio Olivelli, aveva ottenuto dai comunisti che rinunciassero a inserirvi accenni alla vendetta e all’odio contro gli avversari: nacque in questo modo la fortunata espressione “ribelli per amore”.
“Il Ribelle” continuò a uscire anche dopo la morte di Olivelli, e si arricchì anzi dei “I Quaderni”, undici opuscoli che furono definiti come «lo sforzo maggiore di costruzione di una teoria dei rapporti sociali nell’ambito cattolico».


Minore documentazione resta della rivista “L’Uomo”, il cui sottotitolo era “Pagine di vita morale”. Fondato nel settembre 1943 da un gruppo di docenti della Università Cattolica come organo del “Movimento spirituale per l’unità d’Italia”, il foglio uscì con periodicità irregolare ma, pur essendo stato stampato in parecchie migliaia di copie, ne sono rimaste negli archivi collezioni incomplete.

Anche “Il Popolo”, già organo del Partito popolare negli anni ‘20, soppresso dal regime fascista nel 1925, risorgeva a Roma, direttore Guido Gonella, con il primo numero stampato clandestinamente il 23 ottobre 1943, all’inizio dell’occupazione nazista della Capitale. Dopo la liberazione di Roma il quotidiano (del quale erano stati stampati una dozzina di numeri) uscì con periodicità regolare, mentre ne rimasero, sino all’agosto del 1944 un’edizione clandestina a Firenze (diretta da Vittore Branca) e, sino al 25 aprile 1945, una in Alta Italia. Il 4 giugno del 1944 le truppe alleate entravano in Roma. “La Punta”, il periodico clandestino dei giovani democristiani animato da Giulio Andreotti e Giorgio Tupini, usciva con un editoriale intitolato “Al sole!”.

Per la stampa cattolica si era concluso il tempo del silenzio.


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